Conflitti e Confini

18 Apr

Ritorna il cineforum di Alice con un tema che da tempo pressava nelle nostre teste e nelle nostre coscienze per la necessità di dover essere affrontato. Viviamo un periodo di grande turbolenza internazionale. L’impressionante contemporaneità di conflitti che stanno squassando soprattutto la vicina Africa e il Medio Oriente si ripercuote inevitabilmente sul nostro continente, sempre più coinvolto sotto diversi aspetti in queste guerre vecchie ma nuove, dalle modalità in continua evoluzione. D’altronde, seminando vento non si può che raccogliere tempesta.

La pluralità delle cause etniche, religiose, economiche, sociali, opportunistiche che sta alla radice di questi conflitti produce oggi sia le morti civili nei luoghi di battaglia, sia le vittime europee degli attentati, mentre le nostre periferie urbane per un annunciato gioco del destino producono a volte gli stessi attentatori.

Ma soprattutto, i conflitti producono oggi un’ondata senza precedenti di esseri umani in disperata fuga, troppo spesso letale quanto la guerra stessa. Migliaia di profughi si ammassano in condizioni estreme ai confini di stati che nell’indifferenza, anzi, nell’insofferenza generale preferiscono respingerli e girare lo sguardo dall’altra parte.
Abbiamo ragionato a lungo sul tema delle guerre passate e presenti, selezionando quattro film dei quali solo uno mostra in maniera diretta le scene di una guerra a noi molto vicina nel tempo e nel luogo, oltreché paradigmatica nella sua “modernità”. Gli altri tre film invece si concentrano più sui riflessi, sugli “effetti collaterali” che i conflitti attuali e del recente passato producono e hanno prodotto sulla popolazione civile, condizionando le vite, le relazioni interpersonali, le famiglie, gli affetti dei loro protagonisti.

 

20 APRILE 2016 – ore 21.15

No Man’s Land

nomanland

2001 – Regia di Danis Tanović
Ciki, e Tzera, due miliziani bosniaci scampati al massacro della loro squadra, e Nino, soldato serbo di primo pelo, si ritrovano per un gioco del destino a condividere una trincea situata nel mezzo dei due fronti serbo e bosniaco, e pertanto terra di nessuno. Tzera è ferito e sdraiato su una mina innescata, al minimo movimento potrebbero saltare tutti in aria…
Un film drammatico e a tratti amaramente farsesco, ci mostra come nasce, evolve e “impazzisce” un conflitto dei giorni nostri, tra nemici che non si ricordano più chi ha cominciato e perché, ma continuano ormai solo per placare la sete di vendetta personale. A condire il tutto con una buona dose di paradosso, una ONU impotente un po’ anche per scelta e un video giornalismo d’assalto senza più ne scrupoli ne veri contenuti da raccontare.

 

27 APRILE 2016 – ore 21.15

La sposa siriana

la sposa siriana

(The Syrian Bride)
2004 – Regia di Eran Riklis
Mona vive in una terra di mezzo, nel villaggio druso di Majdal Shams, sulle alture del Golan, conquistato da Israele ma non riconosciuto come israeliano dalla Siria il cui confine è vicino. Destinata a un matrimonio combinato in Siria con un cugino siriano mai conosciuto, a causa del conflitto tra i due paesi Mona dovrà lasciare il suo villaggio e non potrà ritornare mai più.
Molti i temi al centro del film di Riklis, un racconto drammaticamente lieve di sentimenti e follia etnica, il coraggio di essere donne in un universo maschilista, la voglia di emancipazione frustrata, la tristezza dell’esilio, le distanze culturali e politiche che separano padri, figli e fratelli, un conflitto tra popoli che diventa condizione di vita.

04 MAGGIO 2016 – ore 21.15

Il tempo che ci rimane

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(The Time That Remains)
2010 – Regia di Elia Suleiman
Il regista Elia Suleiman, che interpreta se stesso, arriva su un aereo in Israele e sale su un taxi. Nel mezzo di un furioso temporale, il tassista, disorientato, ferma l’auto aspettando che cessi la pioggia. In questa circostanza sospesa Suleiman inizia a perdersi nei ricordi, e in una serie di flashback racconta la saga di una famiglia palestinese riassunta in quattro episodi chiave, segnati dal conflitto con Israele.
Solo apparentemente sullo sfondo, il conflitto israelo palestinese condiziona tutta la vita della famiglia raccontata dal regista, che mescola la storia privata, individuale, alla Storia più grande, politica, del suo paese. Un terra piegata dagli abusi del potere che si manifestano con registri contemporaneamente tragici e grotteschi, dove farsa e dramma si mescolano e convivono, come convivono nelle vite di molti le condizioni di cittadino e profugo.

 

11 MAGGIO 2016 – ore 21.15

Mare chiuso

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Documentario
2012 – di Stefano Liberti e Andrea Segre
Maggio 2009 – Settembre 2010: alcune migliaia di migranti africani vengono intercettate in mare dalle forze dell’ordine italiane e respinte in Libia, dove vengono arrestate e sottoposte a violenze ed abusi da parte della polizia libica. Questo grazie al patto di “amicizia” stipulato in quel periodo tra Berlusconi e Gheddafi. Dopo lo scoppio della guerra in Libia nel 2011 alcuni di questi profughi fuggono dalle prigioni e si rifugiano nel campo UNHCR di Shousha in Tunisia. I registi del documentario li raggiungono e li intervistano, per raccogliere le testimonianze delle conseguenze dello sciagurato patto tra Libia e Italia, che

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