Post Human Poetry

17 Gen

Mentre gran parte dell’umanità lotta per essere semplicemente viva, è altrettanto vero che ci stiamo avviando verso una nuova stagione della poietica, dove le ibridazioni biotecnologiche rendono possibili scenari post-umani sempre più articolati e, da questa prospettiva, anche la poesia stessa si mette in gioco. Questa rassegna testimonia con i  suoi autori come nuovi corpi estetici nascano dai versi,  dopo una grave malattia che ha fatto scomparire il mondo, del quale cerchiamo un nuovo innesto creativo, una contaminazione positiva che connetta le nostre techno-esistenze.

Alberto Mori

In collaborazione con il Circolo Poetico Correnti

Venerdì 21 gennaio 2011 – ore 21,30

Francesca Genti

LA POESIA MI FA VENIRE LA FEBBRE

Torna da Alice la scrittrice e poetessa Francesca Genti, che mette in scena un reading-anteprima del suo romanzo La febbre (Castelvecchi Editore), alternandone la lettura di  alcuni capitoli con la lettura di poesie nuove e vecchie, scritte da lei e a quattro mani con i personaggi del suo libro.

Francesca Genti è nata a Torino nel 1975, vive a Milano. Ha pubblicato le raccolte di poesia Bimba Urbana (Mazzoli, 2001), Il vero amore non ha le nocciole (Meridiano Zero, 2004), Poesie d’amore per ragazze kamikaze (Purple Press, 2009) e il libro di racconti Il cuore delle stelle, aggiornatissimo catalogo dei maghi (Coniglio Editore, 2007). È  di prossima pubblicazione, per Castelvecchi, il romanzo La Febbre.
Realizza lavori di arte visiva e libri d’artista di cui l’ultimo si chiama Sotto Botta.
Conduce seminari di lettura attiva dei Tarocchi.

Venerdì 4 febbraio 2011 – ore 21,30

Marco Simonelli

WILL WITH SEBASTIAN

Questo titolo sintetizza due pubblicazioni del poeta Marco Simonelli, delle quali ne effettuerà il reading  facendo contemporaneamente una citazione a quella meteora pop che fu negli anni ’90  Sin with Sebastian.

Will (Miosotis  2009) è un testo di formazione che racconta un iter di maturazione condiviso da diversi soggetti della comunità omosessuale. “Will” libera il potenziale d’infrazione già presente nell’ispiratore dei Sonnets e lo declina a prescindere da qualsiasi definibile identità biografica. I versi aspirano all’amplesso, indugiano in attese, si dimenano in tanga striminziti, accompagnano entropie onanistiche e reclamano, scatto dopo scatto, il loro esser non più soli bensì coppia di fatto.

Sesto Sebastian, Trittico per scampata peste (Lietocolle  2004) In scena un anomalo trittico per scampata peste ove stanno i personaggi, in piedi, muti dal principio poi animati da contrastanti controscena. Sebastiano al centro aspetta il suo turno, legato ad un palo che si scoprirà più avanti essere un lampione di boulevard mal frequentato.

Marco Simonelli è nato nel 1979 a Firenze, dove vive. Lavora come traduttore. Nel 1998 ha pubblicato il racconto in versi Memorie di un casamento ferroviere del ’66 (Florence Art, Firenze). Del 1999 sono invece Giorni Verdi (Lietocolle, Como) e Notturno per grondaia e fili della luce (Gazebo, Firenze). Dal 2000 al 2003 ha fatto parte del gruppo di poesia performativa Stanzevolute. Sue poesie, interventi, traduzioni  e recensioni compaiono sulle riviste L’Area di Broca, L’Apostrofo, Atelier, Testo a Fronte, Re:, Poeti e Poesia, Tabard, Trivio, Reti di Dedalus, Nazione Indiana e Absolute Poetry. Del 2004 è il poemetto Sesto Sebastian – Trittico per scampata peste (Lietocolle, Como), riscrittura in chiave omosessuale del martirio di San Sebastiano: dal testo è stata tratta una performance presentata a Firenze, Roma, Pistoia, Montiglio e Palermo. Nel 2007 è uscito Palinsesti – Canzoniere Catodico (Zona, Arezzo) e nel 2009 Will – 24 sonetti (D’If, Napoli).

Venerdì 18 febbraio 2011 – ore 22

O.P.M. – ORGANISMI POETICAMENTE MODIFICATI

Performance Poetico Musicale
“Abbiamo riciclato le parole perché le parole esistono già, ogni parola ha la sua storia che inizia molto prima di noi, le parole che noi usiamo sono state già usate da molti, comporre un testo nuovo con parole antiche è il senso della storia, non possiamo fare altro che usare i mattoni vecchi per costruire una nuova storia; i mattoni vecchi sono fatti di materia antica, di minerale, di storia che è iniziata in tempi geologici prima che noi esistessimo e che si rinnova nel presente con l’inconscio dell’anima della terra”

In un mondo dove si modificano geneticamente i pomodori, gli O.P.M. cercano di individuare il gene della poesia e tentano di svilupparlo con metodi naturali, per rafforzarlo e farlo sopravvivere.
In un mondo che considera la poesia una magnifica eccezione, gli O.P.M. vogliono tutelare l’atto poetico e farlo diventare un sistema di vita resistente agli agenti patogeni e atmosferici, al consumismo, agli edificatori selvaggi, ai coltivatori chimici, agli inquinatori patologici.
O.P.M. significa filosofia del superfluo che diventa necessario e apre sempre nuovi orizzonti all’esistere.
Gli O.P.M. fanno poesia attiva e si prodigano per crearne occasioni di diffusione.
Gli O.P.M. sono: Pino Giodice, Mauro Righi, Giuliano Mori, Riccardo Fancini, Maurizio Forte, Vito Scaccianoce.


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