Domenica 3 maggio

2 Feb

DelleAli Teatro

BASTA CON I CAPOLAVORI

Ideazione, regia, luci e video live: delleAli
Video: Fabia Molteni N!03
Musica: Giancarlo Locatelli e Steve Lacy
Costumi: Lucia la Polla
Voce: Antonello Cassinotti
Clarinetti: Giancarlo Locatelli

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Una delle ragioni dell’asfissiante atmosfera in cui viviamo senza possibilità di scampo o di difesa – e di cui tutti siamo corresponsabili, persino i più rivoluzionari fra noi – è il rispetto per ciò che è scritto, formulato o dipinto, per ciò che ha assunto una forma, quasi che ogni forma espressiva non fosse ormai esaurita, e non fosse arrivata ad un punto in cui è indispensabile che le cose saltino in aria per poter ricominciare da capo. (A. Artaud da Il teatro e il suo doppio)

BASTA CON I CAPOLAVORI fa parte di un Progetto Artaud che delleAli persegue da tempo. Tracce di esso si trovano già in molti dei precedenti lavori (Tutto quello che …; Misterioso; L’uro silenzioso di A. A.; Leggii sensibili).
Da anni delleAli esplora la relazione tra linguaggi espressivi differenti: parola, movimento, gesto, immagine, suono, musica… arrivando a consolidare un proprio fare che può definirsi teatro sonoro dove la vocalità abbandona i postulati del buon senso per darsi e farsi anima in un corpo “organico”, con le sue “scariche espulsive, rabbie escretorie, scoppi verbali, glossolalie, sussurri masticati, soffi … resti abbietti dell’essere in cerca di liberazione“*, in una sorta di teatro primitivo.
Lo scavo dentro i vari linguaggi fa si che destrutturazione, strutturazione e ristrutturazione coincidano, le parti in gioco vengono scomposte e ricomposte per dare al silenzio la sua forza e la sua forma …

La caratteristica principale della piecé, e del progetto nel suo insieme, è quella della mutevolezza. Lo “spettacolo” assume di volta in volta forme e contorni nuovi adattandosi allo spazio, al momento, al pubblico, al presente…

La musica e la voce si fondono in una sorta di miscela esclusiva, che non esalta l’accezione poetica delle parole, bensì il loro suono e la loro ombra così da farne derivare, per diminuzione del significato, una esaltazione dell’aspetto drammatico.

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